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Cerchi lavoro? Con BranchOut lo trovi su Facebook

In Facebook on 13 gennaio 2011 at 01:03

Il curriculum vitae? E’ già online, con Facebook. Che i direttori del personale diano un’occhiata ai profili social network del candidato prima dell’eventuale colloquio non è certo un segreto. Allora perché non utilizzare direttamente Facebook per i propri contatti lavorativi? E’ l’idea che sta alla base di BranchOut, un’applicazione che sfrutta la rete di amicizie del social network per facilitare contatti lavorativi, inviare e ricevere raccomandazioni e moltiplicare le opportunità lavorative dell’utente.

L’impostazione è semplice e immediata. C’è una sezione in cui vengono elencati gli amici e le aziende per cui lavorano, una sezione per il proprio profilo-curriculum e una per leggere e postare annunci di lavoro. L’applicazione attinge informazioni dalla sezione Info del profilo Facebook ed è possibile importare il proprio resume direttamente da LinkedIn. In questo modo si può evitare aggiornare tre profili diversi e avere la certezza che niente sfugga al nostro controllo.

A BranchOut si accede…

come a ogni altra applicazione Facebook. Un disclaimer chiede se si è disposti a condividere con migliaia di altre persone i dati relativi alla carriera lavorativa, basta acconsentire e sei dentro. «Con BranchOut puoi trasformare 500 amici in 15.000 connessioni professionali», recita il fulmineo video di benvenuto nell’applicazione, mentre sullo schermo scorrono le immagini di persone che lavorano ad Adobe, eBay e Google, suggerendo nemmeno troppo velatamente che conoscere una persona che lavora in una grande azienda possa essere sufficiente a farsi assumere (!).

In effetti, stando all’applicazione non c’è niente di più facile per trovare lavoro nell’azienda dei propri sogni: basta digitare il nome della compagnia in cui si vorrebbe lavorare nella barra di ricerca in homepage (che si a Apple, Google o Facebook stesso) e il motore di ricerca va a setacciare fra i contatti Facebook in cerca di qualcuno che lavori in quella compagnia. O di amici di amici che lavorano in quel posto. Una volta trovato il contatto sarà sufficiente mandargli una richiesta di raccomandazione per fare arrivare il proprio nome all’attenzione dell’azienda.

E’ presente inoltre una sezione Jobs, che permette di guardare tra gli annunci di lavoro postati dagli altri membri in cerca dell’occupazione perfetta, oppure di postare le proprie proposte lavorative. Una funzionalità che per ora è gratuita ma che potrebbe diventare a pagamento (si parla di 30 dollari al mese) una volta terminato il periodo di beta.

Una gallina dalle uova d’oro dunque? E’ presto per dirlo, anche perché BranchOut non è certo esente da bug. Spesso per esempio è necessario ricaricare cinque volte la stessa pagina per editare il profilo e i pulsanti per mandare inviti agli amici di Facebook funzionano a singhiozzo.
Inoltre sembra che con BranchOut siano legittimati i termini, fino ad ora negativi, di “raccomandazione” e “amici di amici”. Nasce quindi il rischio che vengano date per accettate e, peggio, istituzionalizzate le pratiche di nepotismi e “favori”?
Rimane poi da capire quanto le singole raccomandazioni possano fare la differenza, e in che modo si potranno scremare gli endorsement auto-indotti da quelli genuini. Ma BranchOut è ancora in fase di assestamento, perciò attendiamo i prossimi mesi per esprimerci al riguardo.

E LinkedIn? Di certo è il sito che più di tutti deve temere il diffondersi di BranchOut.

Sebbene non raggiunga i numeri di Facebook, LinkedIn funziona. Ha cominciato ad affondare le sue radici nella Rete ancor prima che Facebook raggiungesse i suoi primi 100.000 utenti e, fino ad oggi, è stato il social network numero uno per il “career networking”.

In parole povere: è attualmente lo strumento più efficace per gestire la propria carriera (e rendere visibile il proprio curriculum) attraverso la Rete. Non solo, uno dei motivi per cui ha avuto successo consiste proprio nella sua aura di “professionalità” che gli ha fruttato una credibilità che invece, parlando di lavoro, Facebook deve ancora costruirsi.

Fonte: Wired.it

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